Quello delle startup è un fenomeno in crescita, anche in una regione relativamente piccola come la Liguria. Il quadro generale del fenomeno lo ha esaurientemente fatto Enrico Botte, vicepresidente del Gruppo Giovani Industriali di Confindustria e fondatore di Startup Desk Confindustria Genova, durante il corso per giornalisti “Startup: il quadro normativo e il panorama ligure” tenutosi nella sede genovese di Confindustria il 16 di giugno.

Come spiegato da Botte, Startup Desk di Confindustria agisce come supporto alla nascita di una startup e ai primi due anni di vita dell’impresa.

Per il primo anno l’adesione è gratuita per le imprese con meno di 48 mesi di vita e attualmente sono iscritte al progetto 38 startup, che concentrano il proprio mercato soprattutto sui settori della manifattura industriale, dell’Università, del medicale e dei trasporti, ambiti molto complessi e anche di estrema rilevanza sociale.

La Liguria, che conta solo 100 startup, è al 16° posto in Italia per numero di imprese di questo tipo, con un divario molto ampio con la Lombardia, che invece ne conta 1270. Vero è che il panorama economico ligure non è lo stesso di quello lombardo, il cui mercato rappresenta 8-9 quello ligure.

Startup Desk gioca un ruolo fondamentale nel supportare le nuove imprese, mettendo in contatto i giovani team di imprenditori con la filiera produttiva della grande impresa: Ansaldo Energia, Fincantieri, Rina e altre società che investono nello sviluppo e hanno la capacità di credere nei giovani talenti.  L’idea è quella di mettere in moto un processo di integrazione tra le startup e le grandi imprese, dando vita a nuovi panorami lavorativi.

Un ulteriore passaggio di Botte ha riguardato il fenomeno degli Spin-off: progetti innovativi portati avanti da giovani talenti che studiano ancora in università e che si mettono alla prova con idee e progetti innovativi. In Liguria gli spin-off sono una sessantina, provenienti sia da quello che rappresenta un piccolo vanto tutto genovese –l’IIT-, sia da altre facoltà universitarie che promuovono l’innovazione e la ricerca.

Enrico Botte intervistato da Telegenova

Enrico Botte intervistato da Telegenova

Botte ha concluso affermando che in Liguria si sta ancora lavorando per favorire l’ecosistema delle startup: un lavoro di squadra che Confindustria, la Camera di Commercio, l’Università, gli incubatori e acceleratori e i Business Angels svolgono in simbiosi, con l’obiettivo comune di promuovere un futuro in cui i giovani –e anche i meno giovani (www.startup4life.it)- abbiano la possibilità non solo di lavorare, ma anche di mettersi in gioco, sperimentando nuovi modelli di business e, si spera, nuove tecnologie che possano migliorare il nostro pianeta.

Il successivo intervento del corso è stato a opera di Daniela Ameri, vicepresidente del Gruppo Piccola Industria di Confindustria Genova e presidente dell’agenzia di Comunicazione Ameri Communications & PR.

Daniela Ameri intervistata da Telegenova

Daniela Ameri intervistata da Telegenova

Il suo intervento, pensato per spiegare il mondo delle startup dal punto di vista della comunicazione, è partito dalla definizione di startup come “la fase iniziale per l’avvio di una nuova impresa, cioè quel periodo nel quale un’organizzazione cerca di rendere redditizia un’idea attraverso processi ripetibili e scalabili”, per poi concentrarsi sulle fasi di sviluppo.

La prima fase è quella della pre-startup, ovvero il momento che corre tra l’idea che si vuole realizzare e il concettualizzarla in modo da valutarne la fattibilità. Tra la fase di pre-startup e quella di startup vi è una determinante fondamentale: l’impegno. Senza quello, l’idea dei fondatori, per quanto vincente e innovativa, non troverà mai la luce. A quel punto si ha la fase di startup vera e propria, dove l’impresa otterrà il riconoscimento e si inizieranno a gettare le basi per un crescita scalate. L’ultimo punto, a cui purtroppo arrivano ben poche delle startup che ogni anno prendono forma, è la crescita, o la stabilità.

Come spiegato da Ameri, il mercato delle startup ha delle enormi potenzialità: basti pensare che, secondo una stima di StartupItalia.it, nei soli primi tre mesi del 2016 sono stati investiti in startup 22 milioni di euro, sia da parte di venture capital che di investitori privati.

Maggior settore di investimento per le startup è il terziario (vi opera il 70% delle startup), prevalentemente in ambito informatico e di produzione di software.

A favorire la nascita e lo sviluppo di queste imprese, ma soprattutto a finanziarne il progetto, vi sono molte associazioni. Tra le più famose IBAN, Il Club degli Investitori e Italian Angels For Growth per quanto riguarda i finanziamenti, mentre TAG, Polihub e Digital Magics per quanto riguarda gli incubatori di idee e gli acceleratori.

L’intervento di Daniela Ameri si è concluso con una panoramica sulle parole chiave riferite al mondo delle startup, in modo da fornire ai giornalisti presenti una formazione di base sui termini da utilizzare quando necessario.

L’ultimo intervento della giornata è stato quello dell’avvocato Domenico Gallo dello Studio Legale DG di Genova, sul tema dei riferimenti normativi per l’istituzione delle startup.

Domenico Gallo intervistato da Telegenova

Domenico Gallo intervistato da Telegenova

Gallo ha spiegato che le startup sono state normate per la prima volta con il Decreto Legge 179/2012, definito anche Decreto Crescita 2.0, e in seguito la materia è stata aggiornata con il Decreto legge “Lavoro” 76/2013, che ha ampliato la platea delle startup che potevano beneficiare dei vantaggi del primo, e con il Decreto Legge 3/2015, definito anche “Investment Compact”, che ha esteso a 5 anni il limite di età aziendale per godere dei benefici previsti e ha introdotto il concetto di PMI innovative.

Con il D.L. 179/2012 le startup sono state per la prima volta definite dal punto di vista giuridico ed è stato deciso che la valenza di startup debba essere limitata a imprese che:

  • Siano nuove o costituite da non più di 5 anni;
  • Abbiano sede in Italia o in un altro paese dell’Unione Europea ma con almeno la sede produttiva o una filiale in Italia;
  • Abbiano un fatturato annuale inferiore a 5 milioni di euro;
  • Non siano quotate in un mercato regolamentato o in una piattaforma multilaterale di negoziazione;
  • Non distribuiscano utili;
  • Non siano il risultato di fusioni, acquisizioni, scissioni o cessioni di rami di aziende pre-esistenti;
  • Abbiano l’innovazione tecnologica come oggetto sociale esclusivo o prevalente.

Inoltre, una startup è definibile come innovativa, sempre secondo il D.L. 179/2012 se rispetta almeno uno dei tre requisiti:

  • Ha sostenuto spese in ricerca e sviluppo e innovazione pari ad almeno il 15% del maggiore valore tra fatturato e costo della produzione;
  • Impiega personale altamente qualificato (almeno 1/3 di dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure almeno 2/3 con laurea magistrale);
  • È titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto o titolare di un software registrato.

Possedere queste caratteristiche vuol dire essere a tutti gli effetti una startup: una denominazione che consente di avere molti vantaggi, primo tra tutti la possibilità di costituire gratuitamente la società tramite firma elettronica e l’esonero da bolli e diritti camerali; in aggiunta, una disciplina societaria flessibile, il ripianamento delle perdite più semplice, una disciplina del lavoro tagliata su misura, con salari dinamici e piani di incentivazione in equity e, infine, incentivi all’investimento.

Per ulteriori informazioni:

www.studiolegaledg.it

www.americomunicazione.it

www.registroimprese.it

http://startup.registroimprese.it

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